FARNETICAZIONE ONIRICA, parte 1

Accadde che mi trovassi a vagare per le vie della mia città in una notte di nebbia leggera. Avanzavo stretto nel mio cappotto, facendo capriole di fumo ad ogni respiro, quando incontrai una bertuccia. Il mio sesto senso mi avvertì immediatamente riguardo la natura di quell’animale, era chiaramente uno spirito guida. Tutti prima o poi ne incontrano uno, il problema era che quello non era il mio. Conosco molto bene il gatto che fu assegnato alla mia anima al momento della mia nascita, ci siamo incontrati in qualche occasione: il più delle volte ha elargito consigli preziosi, altre mi ha mostrato capacità sopite che non sapevo nemmeno di possedere, altre ancora aveva solo voglia di una ciotola di latte. Ma che vuoi farci – mi dicevo in quei casi – dopotutto è pur sempre un gatto e in quanto tale le sue prestazioni, siano state esse richieste o meno, vanno onorate con cibo e carezze. In virtù del rapporto consolidato che avevo nei confronti del mio totem, proprio non sapevo come comportarmi davanti a quella scimmietta.

Si era forse persa? Cercava il suo assistito? Non a tutti capita la fortuna di conoscere tanto presto il proprio animale: serve un viaggio interiore, per questo è risaputo, ma non sempre si ha la voglia di affrontarlo. O più semplicemente, alcune persone non hanno ancora sviluppato la capacità di ascoltarsi. In effetti era un po’ che il felino non si faceva vedere dalle mie parti, in più di un’occasione mi ero ritrovato a pensare a dove si fosse andato a cacciare. Incerto sul da farsi, mi avvicinai con cautela a quel piccolo animaletto, facendo attenzione che il suo odore non si posasse sui miei vestiti: chi lo avrebbe sentito, poi, quel geloso del mio gatto.

«Ti serve una mano? Stai aspettando qualcuno?», le chiesi.

Quella, di tutta risposta, lanciò qualcosa al mio indirizzo. Il proiettile sibilò veloce, passando a pochi centimetri dal mio occhio. Dopo un istante, fui investito dal fetore: merda. Quella scimmietta aveva letteralmente lanciato una cacca. Sorpreso e stupito, mi misi sulla difensiva, studiando il mio avversario cercando di capire se quello era un colpo d’avvertimento oppure un modo per dissuadermi da altri approcci. Dopo un’attenta e frettolosa analisi, realizzai di non avere nulla da temere: per quanto il mio comportamento potesse essere stato mal interpretato, non avevo mostrato alcun tipo di ostilità. Gli spiriti sanno agire per vie misteriose e in un modo o nell’altro il suo intento era quello di proteggermi. Doveva essere così.

Il silenzio della notte venne squarciato da un grido di guerra, poi la scimmia mi investì con bordate fumanti. La merda colpì un po’ ovunque, appestando i vestiti. E se non fossi più riuscito a lavare via quel tanfo fetido dalla mia anima? Temevo anche per le scarpe, erano nuove. Chissà perché in un momento del genere mi preoccupavo proprio delle scarpe? Ma soprattutto, da dove prendeva tutti quegli escrementi? L’attacco continuava ormai da troppo tempo, non so quanto ancora avrei potuto sopportare l’umiliazione. Avevo perso il conto di tutti i dardi incassati. Ho letto da qualche parte che le creature del mondo degli spiriti trascendono le regole del mondo materiale. Ebbene, in quel momento realizzai che sarebbe stato il caso di concentrarmi in letture più edificanti, tipo come imparare a difendermi da ogni tipo di aggressione. Magari fossi stato più lungimirante!

Superato un primo momento di sconforto, decisi di togliermi dalla linea di fuoco nemico. Perciò scappai, pensando solamente a correre il più forte possibile per mettere più metri possibili tra la mia persona e quel piccolo aggressore. L’ombra del cappotto si allungava alla luce dei lampioni: ho sempre provato un certo piacere ad osservarla ondeggiare durante le passeggiate notturne, tuttavia quella sera non riuscivo a trovarci niente di romantico. La bertuccia era troppo veloce, astuta e folle per darmela vinta così facilmente. Con quattro balzi si parò nuovamente di fronte a me: quello sguardo risoluto faceva presagire un nuovo assalto. Inutile a dirsi, la scimmietta non si smentì, investendomi con una pioggia di cacca lanciata con rinnovato vigore, investendomi in pieno. L’odore era pungente e insopportabile, entrava nelle narici e non le lasciava più, impregnandosi in vestiti e capelli. Nascosi la testa tra le braccia, nel tentativo di nascondere la faccia. Così facendo lasciai scoperto il torso, che divenne facile bersaglio della scimmia. Fu il modo peggiore per scoprire che era ambidestra e dotata di una mira da cecchino. Decisi di averne abbastanza, mi voltai per affrontarla una volta per tutte.

«Scimmia schifosa, che cosa ti ho mai fatto? Smettila di lanciarmi addosso tutta questa cacca!»

E lei, tutta divertita, continuava imperterrita, come se bersagliarmi fosse l’unica cosa che contasse davvero. Fui costretto ad accovacciarmi, coprendomi il capo con un lembo del cappotto per evitare nuovamente di essere colpito al volto.

«Adesso smettila!», gridai disperato. «Perché fai questo?»

Finalmente parlò con quella sua squillante vocetta, svelando il suo delirante intento con una punta di amichevole affetto.

«Così potrai dire di profumare, quando sarai nella merda!»

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Informazioni su Shiri Clod

Romantico cacciatore di chimere perso nella fantasia. Nato con ogni probabilità nell'epoca sbagliata. Un «clown irlandese», proprio come voleva Joyce
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