AMAZING SPIDER-MAN 2 – la recensione

The-Amazing-Spider-Man

Non sono un esperto di cinema, soltanto un bambino cresciuto con allacciamento alla rete internet che deve ringraziare Max Pezzali per avergli fatto conoscere quello che negli anni sarebbe diventato il suo supereroe preferito. Eppure, credo che esista una domanda che ogni spettatore debba porsi al momento di uscire dalla sala cinematografica: quanto questo film è riuscito a coinvolgermi? Poi chiudi gli occhi. Le note di Amazing di Francesca Michielin stanno ancora risuonando mentre la sala si svuota pigramente; quelle immagini ti stanno scorrendo dentro: l’urlo di rabbia di Electro, pazzeschi volteggi tra scariche elettriche e palazzi, Peter salva centinaia di curiosi a Times Square usando soltanto un lancia ragnatele e tanto cuore, il ghigno del Goblin e il sorriso di Gwen.

In una parola, amazing.

Universo 616 e Ultimate di mischiano e si confondono ancora una volta in Amazing Spider-man 2, con qualche dettaglio che fa l’occhiolino a Spider-Man Noir. Il secondo capitolo della saga targata Sony e diretta da Marc Webb aggiusta il tiro e centra il bersaglio, le basi piantate con il primo film evolvono e protendono verso i prossimi capitoli; tanta la carne al fuoco: in cantiere c’è già un quartetto di capitoli in attesa, compresi gli spin-off dedicati a Venom e i Sinistri Sei.

Avevano promesso un Peter nerd, invece Andrew Garfield ci offre uno skater timido e impacciato costantemente diviso tra l’essere una matricola del college e l’Uomo Ragno, il vigilante mascherato, l’uomo che dà speranza alla gente. Una prova, quella di Garfield, superata abbondantemente: il personaggio è vivo, complessato, frizzante e anche un po’ cialtrone quando si tratta di nascondere l’imbarazzo. Perdonate il trasporto emotivo, ma per parafrasare Gwen Stacy (Emma Stone), l’Uomo Ragno piace, ma è di Peter che ci si innamora.

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Liquidato forse troppo frettolosamente il rapporto tra Peter e Harry Osborn, interpretato da uno sconosciuto Dane DeHaan in grado di esibire un sorriso ambiguo e malvagio che nulla ha da invidiare a William Defoe.

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Dicevamo, l’amicizia/inimicizia viene sviscerata poco o per niente, ma non è poi un dramma: dopottutto, abbiamo assistito soltanto al preludio della faida. Di questo Goblin, letale e codardo, sentiremo ancora parlare.

b8740790-a970-11e3-a4e4-4b92721f968e_asm2_electro_gsMa soprattutto c’è lui: Max Dillon, il supercriminale noto come Electro. Jamie Foxx ci mostra una versione distorta e malata del malvagio puro villain della versione cartacea. Decisioni che fanno infuriare i fan di vecchia data del tessiragnatele, ma cerchiamo di non essere così schizzinosi: la variatio in imitando va bene ed è funzionale alla trama. Dopotutto, la rivisitazione dell’universo di Batman messa in campo da Nolan ha revitalizzato e dato linfa nuova al Cavaliere Oscuro e ai suoi stupendi coprimari. Dicevamo, laddove nei fumetti Dillon era un elettricista cinico ed opportunista, al cinema Electro diventa un invisibile scienziato che lavora alla Oscorp, multinazionale senza scrupoli che a quanto pare, oltre a produrre un sacco di tecnologie innovative, sforna freak show che camminano tra gli uomini come dei capricciosi. Ma ormai lo sappiamo: supereroi e criminali ottengono sempre i loro poteri a causa di una qualche fatalità ineluttabile quanto imprevedibile. Ad ogni modo, un’azienda con un tale livello di incidenti sul lavoro andrebbe chiusa immediatamente ma vabbè, sorvoliamo.

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Ad ogni modo, cosa abbiamo? Un uomo composto da elettricità pura, succube delle sue paranoie e che diviene irrimediabilmente soggiogato dal suo potere che decide di pareggiare i conti per una vita troppo chiusa in sé stessa. A metterci una pezza sarà il nostro eroe, che dovrà fare i conti con le prime macchinazioni diaboliche della sua neonata nemesi.

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Electro e Goblin. Sembra quasi che Marc Webb voglia farci capire che non sempre si può salvare tutti. Ci si può provare, ma a volte non è abbastanza e bisogna prepararsi a fare i conti con la perdita, con il giorno dopo. E con gli altri a venire. Ancora una volta, Peter dovrà imparare a convivere con il dolore e con il senso di responsabilità che aleggia nell’animo.

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Non sempre fare del bene porta un vantaggio, non a tutti: è un’utopia. Allo stesso modo, non esiste una legge morale infallibile; ci sono le persone e ci sono i bivi e il dover venire a patti con le proprie convinzioni per compiere una scelta.

Questo è l’uomo. Ed è stupefacente.

 

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Informazioni su Shiri Clod

Romantico cacciatore di chimere perso nella fantasia. Nato con ogni probabilità nell'epoca sbagliata. Un «clown irlandese», proprio come voleva Joyce
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2 risposte a AMAZING SPIDER-MAN 2 – la recensione

  1. Dreed ha detto:

    Che ci crediate o no, con The Amazing Spiderman l’essenza del personaggio è rinata dove Raimi aveva soltanto proposto il suo Spiderman per grandi linee.
    Persino l’attore Andrew Garfield che è stato scelto da Stan Lee in persona, rispetta il grande Spiderman dei fumetti.
    Anche Lizard che ricorda il numero 6 del 1963 con quel muso schiacciato e non allungato (basta guardare la copertina).
    Inoltre anche il costume. I produttori volevano dare l’idea che fosse stato realizzato da un adolescente come Peter. E poi richiama quello di un disegno dove Peter improvvisa un costume prima di arrivare a quello originale che conosciamo tutti.
    Anche le lenti gialle fanno parte della storia dei fumetti.
    Per non parlare poi dei congegni, ma molti si sono chiesti perché lampeggiano. Non c’è niente di strano in questo: in un vecchio fumetto, appena consumate le cartucce, i suoi congegni emettevano una luce rossa.
    Lo Spiderman cinematografico attuale ripercorre la trama di The Amazing dei fumetti, con una spruzzata di Ultimate.
    C’è molta coerenza più di quanto immaginate, con qualche goccia personale dei produttori e un pizzico di realismo per avvicinarsi al concetto di “cinema”.
    Si spera che questo nuovo film mantenga la sua strada affiancata al vero uomo ragno dei fumetti, ovviamente senza influenze e stravolgimenti insensati.
    Ricordiamo il Batman di Nolan che non ha subito mutamenti violenti e, anzi, richiama l’atmosfera e le diverse psicologie del personaggio. Premi più che meritati.
    Tutto sommato, penso comunque che un grande personaggio come SPIDERMAN va approfondito in tutte le sue sfumature prima di essere giudicato.

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