LE FIABE SCAZONTI #10 – Diritto medievale

cavaliere

È stato tramandato con dovizia di particolari che ogni principe per essere tale avesse bisogno di una principessa da salvare. La norma era assolutamente chiara, seppur fosse dotata di una certa elasticità interpretativa: una principessa era l’ideale, ma andavano bene anche pulzelle, damigelle in difficoltà, contadinelle ( solo con bionde chiome, passabili altre tonalità ma solo se i capelli erano raccolti in lunghe trecce), cortigiane, belle ereditiere, suorine canterine, monache brianzole, donzellette, rustichelle, matrone, navi-scuola, montoni, pecore e pecorelle smarrite e chi più ne ha più ne metta.

Una cosa era certa: era la dama a fare il cavaliere, su questo punto non ci si scampa. Ogni uomo che ambiva al cavalierato, necessitava di compiere almeno un salvataggio eroico.

Tuttavia trovare una dama non era impresa da poco, soprattutto nel periodo estivo. Lo sapeva bene il prode Ranuccio, che attraversava la campagna sognando dame, cavalieri, armi e amori. Avrebbe dato di tutto per poter fregiarsi di quel titolo che tanto desiderava. Il giuramento pronunciato alla partenza lo vincolava: o sarebbe tornato cavaliere, oppure non sarebbe tornato affatto.

Erano quasi sei mesi che vagava tra lande e piccoli sobborghi, tra contee e ducati perseverando nella ricerca. Le ultime tre settimane erano state le più dure: costretto a vendere Lampo, la fiera cavalcatura, per qualche soldo; si trovava ora in seria difficoltà. Scoraggiato, demotivato, senza il becco di un quattrino: era talmente triste che stava quasi per inventare il blues con qualche secolo di anticipo. Fino a quando non incontrò Dalis, un bardo gentile che si stava esercitando con il liuto ad un crocevia.

Seguendo le leggi non scritte dei viandanti, i due si fermarono un momento per ritemprare la stanche membra, godendo della reciproca compagnia. Mentre consumavano un pasto spartano, il menestrello raccontò una storia che riaccese la speranza del cuore del giovane avventuriero: dai resoconti del nuovo amico apprese che a non meno di un giorno di cammino si ergeva una torre enorme e senza porte d’ingresso sorvegliata da un drago sputafuoco. Stando alle dicerie della gente del luogo, nella stanza più alta della torre era rinchiusa una soave fanciulla. E non era finita qui: pareva infatti che la dolce ragazza non fosse soltanto bella, ma anche parecchio sveglia e acuta, esperta delle cose del mondo. E, udite udite, era pure vergine. In definitiva, il salvataggio perfetto.

L’impresa eroica che tanto aveva cercato era lì, a portata di mano.

Bardo e avventuriero partirono alla volta della torre, un’avventura che per Ranuccio voleva dire il coronamento di un sogno, mentre per il bardo una nuova storia da raccontare.

Non appena arrivarono al promontorio, videro subito l’imponente torre che lanciava la sua silente sfida alle onde del mare in tempesta.

Il giovane si accorse, non senza un certo sollievo, che del drago non v’era traccia. “Finalmente la sorte mi arride”, pensò il giovane: la prospettiva di affrontare una bestia colossale e terribile armato soltanto con una spada smussata dalla troppa inattività non era certo allettante.

Dopotutto Ranuccio, oltre al cavallo aveva impegnato anche cote, armatura, scudo e un set di pozioni di Cura Ferite leggere. Quindi, meglio così. Ci avrebbe pensato Dalis ad aggiungere colore alla narrazione, Ranuccio ne era certo.

Una volta equipaggiato con gli attrezzi adeguati, l’aspirante cavaliere si cimentò nella scalata, con il cuore colmo di emozione. Finalmente, il sogno era ad un passo.

Dopo quell’ardua impresa, Ranuccio entrò con un balzo nella stanza più alte della torre. Lei era lì, china sui libri. Sembrava addormentata tra quei rotoli di pergamena scritti con una grafia piccolissima. «Eccomi Milady», si annunciò, «sono giunto fin qui per salvarti dalla tua prigionia»

La giovane alzò lo sguardo. C’era un che di scocciato nei suoi occhi. «Non so chi tu sia, ser», rispose con garbo la fanciulla, «ma mi vedo costretta a chiedervi di tornare da dove siete venuto».

Ranuccio fu colpito dalla sorpresa: una fanciulla che non vuole essere salvata? «Impossibile, mia signora», disse con decisione, «Vi riporterò a casa, dove potrete riabbracciare vostro padre. Non so quale maleficio vi abbia costretta in questo luogo, ma ora è tutto finito. Vi prendo sotto la mia protezione»

«Ma quale protezione e protezione!», esclamò spazientita la fanciulla. «Mi sono ritirata in questo luogo per preparare l’esame di diritto medievale! È già la terza volta che lo tento, ma vedo che voi beoti che non avete la sessione estiva ve la spassate alla grande! Che hai fatto tu, le Giostrali? Non rispondere nemmeno, si vede lontano un miglio. Ma secondo te come mai questa torre non ha un ingresso?»

Ranuccio stava per replicare, ma la principessa lo zittì con un gesto secco. Fulminandolo con lo sguardo più letale di cui era capace, la ragazza gli intimò di andarsene, che questa sessione voleva dare almeno diciotto crediti e aveva bisogno di concentrazione.

Al povero ragazzo non rimase altre scelta se non quella di tornare nella casa paterna dove venne accolto come meritava. A cinghiate. Le prese talmente tante che anche il suo nome venne investito dalla furia educatrice, cambiando per sempre.

Al bardo, dal canto suo, le cose andarono meglio: Dalis, modificando qui e aggiustando là, divenne famoso per essere il primo cantore ad aver divulgato la grandiosa storia di San Giorgio e il drago.

studio1

La fiaba insegna come mai le ragazze si tirino a lucido anche quando vanno a studiare in biblioteca.

menestrellino

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Informazioni su Shiri Clod

Romantico cacciatore di chimere perso nella fantasia. Nato con ogni probabilità nell'epoca sbagliata. Un «clown irlandese», proprio come voleva Joyce
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