LA FAME

Un racconto breve…
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Il giovane uomo si svegliò di soprassalto, alzando il capo dal cuscino improvvisato che era diventato il suo carteggio. Si stiracchiò, massaggiandosi gli occhi stanchi. La schiena gli doleva, irrigidita per la scomoda posizione nella quale si era coricato. Il suo sguardo vagava per la stanza, alla ricerca di un appiglio, ma in realtà non sapeva bene nemmeno lui che cosa cercare. Magari stava soltanto costringendo sé stesso a compiere una qualche azione. Una qualche fonte di ispirazione? No, niente da fare. Forse in quel luogo non avrebbe trovato quello che stava cercando.
Una banale sensazione, lentamente ma necessariamente, si stava impadronendo di lui: una terribile inquietudine portatrice di ansia, eppure così nota e familiare. Annaspando come se fosse naufrago in un mare in burrasca prese in mano i fogli scritti con una fitta calligrafia: l’incipit di un racconto. Un viandante elfico che ingaggia con una creatura marina un improbabile duetto. Molto fantasy, molto romantico.
Sarebbe potuto benissimo essere l’inizio di qualcosa di più grande, una storia in cui questo episodio costituiva una prima cornice. Una narrazione che sarebbe potuta volare attraverso epiche battaglie, mirabolanti incantesimi e ricerche di oggetti magici. Tutto quello che serviva ora era un antagonista carismatico, una minaccia che potesse aleggiare su tutta la storia come un sudario. E poi, il gran finale: l’Eroe, una volta trionfato portando  a termine il suo arduo compito, si allontana tra le lande desolate. Una degna conclusione. Nasce un mondo nuovo, di cui però il protagonista non può fare parte: doveva portare il cambiamento  e ora ha esaurito il suo compito. Ma lui è pur sempre l’Eroe e quindi non si può fermare, pena l’uscita dalla leggenda. Deve continuare nella sua missione e portare aiuto ai bisognosi. Forse si può specificare ancora meglio: combattendo contro la sua nemesi è stato costretto a sacrificare una parte di sé stesso quindi adesso deve intraprendere un nuovo viaggio alla ricerca del vero io. Manca solo il dolce tonfo del libro che si chiude a lettura finita. Forse adesso ci siamo. Oppure siamo caduti nella trappola della banalità.
Prese un nuovo foglio e continuò a fissare quella bianca desolazione per un tempo indefinito. Riempire il foglio, consumare un’altra sera. Mentre fuori dalla finestra il mondo, imperterrito, continuava ad azionare le leve della macchina. L’attesa sarebbe stata ancora lunga fino a quando il breve stoppino non avesse consumato la candela profumata. Frivolezze moderne? C’era sempre stato qualcosa di così straordinariamente attraente nel fuoco. Purtroppo anche questa metafora era risaputa e banale. La solita vecchia scusa, la mancanza di stimoli. Più tardi si nasce, meno cose si hanno da dire. Gli interrogativi sono sempre gli stessi e troppe risposte sono già state date. Sono forse queste verità soddisfacenti? Poco importa, ci sono e bisogna fare i conti anche con loro. L’argomento è stato trattato con approfondimento, si va avanti. Mettersi a dialogare con persone distanti vuol dire andare incontro alle critiche più spietate, che potrebbero rivelare una scomoda verità: quella secondo la quale siamo del tutto privi di contenuti, che non si ha realmente niente da dire.
Occorre trovare qualcosa di nuovo, un territorio inesplorato e fecondo. Serve un’idea, l’Idea. Gli uomini si dividono proprio in questo: chi ha un’idea e chi non ce l’ha. Dove arriva l’idea? L’ispirazione, cos’è? Per ingannare l’attesa forse è meglio procurarsi una scorta di candele. In fin dei conti basterebbe un’opinione, abbastanza personale da poterla definire tale e lanciarla nella mischia. Un’opinione soltanto, non è necessario che sia per forza una soluzione, solo un pensiero. Artisti e scrittori si guardano bene dal darne di definitive. L’umanità, a ben vedere, è interamente composta da artisti. In potenza oppure in atto, ma pur sempre artisti. Cambia l’arte, gli artisti rimangono. Fino a quando l’umanità non sarà in grado di concepire un’arte senza artisti. Un artista è una persona che scrive, o attende di farlo, anche per tutta la vita.
Prima o poi tutti scrivono, per i motivi più disparati: fissare un’impronta di noi nella storia, per amare ed essere amati, esprimere, reprimere, esorcizzare, reclamare per una lettura del gas francamente esagerata.
La penna è sul foglio ma ancora niente. Che sia il temutissimo blocco dello scrittore? Ma l’ingrediente che manca veramente è la Fame. Abbiamo perso l’abilità di diventare fabbri di sogni. Il desiderio è diventato un atto fine a sé stesso, completamente spogliato delle sue pulsioni vitalistiche e creative. Così ci si convince a tenersi stretto quel poco che si possiede. E mentre questi pensieri di impadronivano di lui decise di concedersi una pausa. Il ragazzo prese la giacca e uscì dal suo appartamento, chiudendo dietro di sé la porta d’ingresso. Scesa la rampa di scale, si sciolse nella folla lasciandosi sospingere dalle luci della sera. Senza una meta precisa si ritrovò a vagare per la città, sospinto dalla gente e dalle luci.
Le cuffie nelle orecchie, la musica dava un ritmo più convinto ai suoi passi, mentre accompagnava i cantanti che dentro di lui davano vita a quel concerto urbano. La selezione casuale lo portò a rivisitare i suoi assoli preferiti, mentre la folla andava e veniva intorno a lui sembrava ignara, o comunque noncurante. Un corpo, un ingranaggio, un simile e un ostacolo: questo era, come chiunque. Un’altra scaglia di quel serpentone. La sera era tiepida, le serate si stavano allungando: il freddo aveva lasciato posto al rinnovamento portato dalla primavera. Si stava abituando gradualmente al cambiamento di clima, lo sbalzo di temperatura nei giorni scorsi lo aveva spossato concedendogli poche ore di sonno. Ora il tempore lo pervadeva, anche se continuava a preferire l’autunno: più decadente, più colorato e più vero. Sentiva di essere figlio dell’autunno: dentro di lui c’era sempre posto per una leggera malinconia. Dopo aver svoltato un vicolo di cui non ricordava il nome si fermò e prese dalla tasca il lettore mp3 per un “disco richiesta”, aveva bisogno di Iggy Pop e della sua The Passenger: la colonna sonora ideale per ciò che aveva dentro.
menestrellino
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Informazioni su Shiri Clod

Romantico cacciatore di chimere perso nella fantasia. Nato con ogni probabilità nell'epoca sbagliata. Un «clown irlandese», proprio come voleva Joyce
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4 risposte a LA FAME

  1. Francesco Corcioni ha detto:

    uhm… l’Eroe, il nuovo mondo, la sua nemesi.. KEN IL GUERRIERO!!!! XD e tu sei il suo sarto di fiducia… 😉
    A parte sta minchiata, “Prima o poi tutti scrivono, per i motivi più disparati: fissare un’impronta di noi nella storia, per amare ed essere amati, esprimere, reprimere, esorcizzare, reclamare per una lettura del gas francamente esagerata.” tanta roba bro! splendido concetto espresso magistralmente!

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