SPERANZA SUPERFLUA

treno merda

Odio i treni. Li vedi nei film e wow vivrei su un treno tutta la vita. Purtroppo i regionali non hanno nulla a che vedere con l’Orient Express. Meno omicidi, almeno quello. Fortuna che io non sia un pendolare. Però i treni hanno davvero qualcosa di unico: gli incontri.

Domenica sera, scompartimenti pieni sul treno che da Milano mi avrebbe portato a Verona. Tornavo a casa dopo un fine settimana passato con la mia ragazza. Separarsi è un dolore così dolce, come avrebbe detto qualcuno. E poi succede. Vivi momenti idilliaci come pochi, poi sali sul treno e ti accorgi della tragedia che si è consumata all’interno delle tue tasche. Una sciagura che si può esprimere con due parole soltanto: iPod scarico. L’orrore.

Quasi due ore di treno senza la consolazione della musica, nessun libro da leggere. In realtà si, ma in borsa avevo soltanto un paccone assurdo che non avevo assolutamente voglia di affrontare. Decido di tenerla come extrema ratio. Alzo gli occhi e vedo lui.

Occupa il posto di fronte, si chiama M.: avrà all’incirca otto/dieci di anni più di me. Sta parlando al telefono; origliando come ogni buon maleducato che si rispetti capisco le seguenti cose: ha una morosa; probabilmente si trovava nella grande città per lavoro; l’incontro è andato abbastanza bene, ma non bene come sperava; stasera preferisce starsene a casa, doccia calda e poi letto. Saluta e chiude, si massaggia le tempie sospirando forte.

Non ho di meglio da fare, quindi decido di fare quello che mi riesce meglio: attacco bottone. «A Milano per lavoro?», chiedo sfoggiando un sorriso che spero essere amichevole. Lui mi guarda come se gli avessi offerto della droga. «E perché dovrei dirlo a te?»

Passeggeri reticenti, i migliori. Correggo il tiro. «Scusa, era per fare due parole». Guardo fuori dal finestrino e saluto la mia bionda, mentre il treno inizia ad allontanarsi dalla stazione. «Sono venuto qui per lei, relazione a distanza. Complicata a volte, ma andiamo avanti alla grande».

Trovo un punto di contatto. C’è sempre, basta cercarlo. Ha lavorato un po’ ovunque, il suo accento è piuttosto ballerino, diverse inflessioni dialettali che si mischiano insieme: a tratti veronese, un po’ di Milano, un pizzico di Modena e di Bologna. A quanto pare gli fa piacere che l’abbia notato. Penetro le sue reticenze iniziali. Gli parlo un po’ di me, chiedo scusa per l’esuberanza, accenno ai miei sogni, espirazioni, speranze.

Lui comincia a sciogliersi un po’. Si è convinto che non sia uno spaccino, ma solo un ragazzo che vuole ammazzare il tempo con un po’ di sana conversazione. Brava persona, si vede subito.

M. ne ha fatte di cose mentre insegue il suo sogno. «Ho smesso di crederci e ho cominciato a fare». Parla come Yoda, anche se è un omone ben piazzato.

Due ore passano leggere, mentre il sole lascia il posto alle luci della sera che sfrecciano fuori dal vagone. Si parla, non ci si confida. Dopotutto, siamo due perfetti sconosciuti. Si parla anche di lavoro e di mobbing, di crisi, di progetti, del futuro e del passato.

Poi lui mi guarda. «Sai cosa devi fare? Devi eliminare la parola “impossibile” dal tuo vocabolario»

«Già fatto», dico solennemente. E li arriva la mazzata.

«Devi togliere anche “crisi”, “ci provo”, “ci credo”. Fai. Insisti. Se vuoi fare una cosa, ce la fai. Se non ce la fai vuol dire che non hai provato abbastanza. Se tu credi di essere qualcosa, non fermarti. Vivi il sogno e non sognare».

Verba volant scripta manent? Grandissima cazzata. La parole ti entrano dentro, ti schiacciano come se fossero macigni.

Filosofi metropolitani, stranieri nella notte. Se mai leggerai queste righe, caro M., considerale un ringraziamento personale. Ci vediamo in giro.

menestrellino

 

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Informazioni su Shiri Clod

Romantico cacciatore di chimere perso nella fantasia. Nato con ogni probabilità nell'epoca sbagliata. Un «clown irlandese», proprio come voleva Joyce
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2 risposte a SPERANZA SUPERFLUA

  1. Matteo ha detto:

    quanto sono meravigliosi li incontri in treno o anche in stazione se stai aspettando per 2 ore una coincidenza…. sono cose che ti scaldano l’animo!
    Come trovare su un regionale per assisi un inglese che parlava italiano stentato e che viveva in norvegia e viaggiava solo con il suo zaino a spalla!!! spettacolo!!!!!!!

  2. compagno di viaggio M ha detto:

    ogni volta che la rileggo, caro A, mi emoziona quello che hai scritto…. anche oggi mi ha fatto bene perchè quello che ti dissi al tempo ogni tanto me lo dimentico…. hahahahahah
    Ci si vede in giro!
    M.

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